Westworld – Dove tutto è concesso
HBO è sinonimo di prodotti di alta qualità, e noi appassionati di serie televisive questo lo sappiamo bene. 
“Westworld”, d'altro canto, non potrebbe che essere un lavoro degno di nota se si considera che, alla base dell'opera, ritroviamo il film cult del 1973 "Il mondo dei robot" (Westworld, in lingua originale), pellicola diretta e scritta da Michael Crichton, che forse - spero - ricorderete per essere l'autore dei romanzi di Jurassic Park e lo sceneggiatore del film omonimo diretto da Steven Spielberg 1993.



Se queste nozioni puramente tecniche non vi bastano, aggiungo che la serie è stata ideata da Lisa Joy e Jonathan Nolan, fratello del geniale regista Christopher Nolan, accanto al quale ha lavorato per la realizzazione di pellicole del calibro di "Memento", "The Prestige" e "Interstellar", senza dimenticare l'intramontabile saga dedicata al Cavaliere Oscuro. Lo stesso Nolan risulta tra i produttori esecutivi, insieme a grandi nomi del calibro di  J. J. Abrams, Jerry Weintraub e Bryan Burk.

Non siete ancora convinti? Allora scendiamo un po' più nei dettagli.



Se ci sono due generi che rappresentano in un certo senso lo spirito della cinematografia americana quelli sono il western e la fantascienza; due categorie agli antipodi, impossibili da collegare in alcun modo. Ma forse non è proprio così. 
In questa nuova serie sono proprio questi due mondi ad intrecciarsi, creando un ossimoro così potente da risultare senza alcun dubbio efficace e coinvolgente. Da un lato abbiamo gli antesignani per antonomasia, composto dagli abitanti del mondo del West e tutto ciò che si rapporta a quella frontiera che ha reso celebre il genere nel mondo del cinema; dall'altro, al contempo, si ha un'altra forma di pioniere, quello moderno, la cui frontiera non è più rappresentata dalla linea dell'orizzonte bensì dai limiti imposti dall'etica nei confronti della tecnologia.

L'episodio si apre nel vecchio West: Dolores Abernathy (Evan Rachel Wood, attrice di grande successo che ha raggiunto la fama grazie a "Thirteen - 13 anni" ) si sveglia, saluta il padre con amorevole affetto e si avvia in città per svolgere le proprie commissioni. Nel mentre, tramite la ferrovia, un gruppo composito di persone giunge nella cittadina, dove tutto accade seguendo i classici cliché dell'old, wild West.  Tra i nuovi arrivati vi è Teddy Flood (che forse ricorderete per il ruolo di Ciclope nella saga cinematografica dedicata agli X-Men), il quale sembra avere un passato con la bella Dolores. 
Tutto scorre senza particolarità, sebbene si potrebbe in ogni caso levarsi il cappello davanti le scelte di regia e, sicuramente, anche dinnanzi alla sorprendente fotografia e scenografia; “Westworld” sembra immergersi completamente nel mondo del vecchio West per i primi venti minuti, quando un cambio di rotta fa comprendere che quello a cui stiamo assistendo non è altro che una proiezione, un mondo fittizio presentato come un parco giochi (ricordiamoci che il soggetto è di Michael Crichton, che ci ha già mostrato di essere avvezzo ai parchi a tema già con Jurassic Park).
Qui, dietro un lauto compenso, persone estremamente facoltose sono libere di muoversi e vivere una giornata all'interno del perimetro e di interagire così con le intelligenze artificiali che popolano il parco, create dal brillante Dr. Robert Ford (Anthony Hopkins, vi dice nulla?), direttore creativo del parco: tra di esse ritroviamo Dolores che, almeno a quanto risulta nel pilot, avrà un ruolo chiave nella presa di coscienza delle Intelligenze Artificiali, le quali iniziano a realizzare la loro natura fittizia e a rendersi conto di non essere altro che marionette, esseri simulacrali inseriti in un contesto particolare per volontà di un burattinaio che li manipola a sua discrezione. 

Il contrasto tra i due mondi viene così appianato: il mondo del vecchio West non è dunque reale, bensì solamente una costruzione inserita in un contesto più moderno dove l'uomo gioca a fare Dio.
Descritta come "un'oscura odissea sull'alba della coscienza artificiale e sul futuro del peccato", la serie televisiva targata HBO arriverà a toccare dei tasti delicati, in particolare in relazione al mondo moderno in cui gli sviluppi tecnologici sono sempre più invadenti e sorprendenti: cosa è che rende l'uomo degno di essere chiamato tale? Basta la facoltà motoria, una coscienza seppur digitale, oppure c'è bisogno di qualcosa di più?

Toccando temi delicati come quelli sopracitati, “Westworld” si inserisce sicuramente tra le serie televisive di spessore, portando in superficie un tema molto intrigante e che pone lo spettatore davanti a quesiti di ordine morale che generano contrasti e ambiguità. Inoltre, sul piano tecnico, bisogna sottolineare la grande maestria della regia e della fotografia, che risulta sempre coinvolgente e di classe. La sceneggiatura è senza alcun dubbio molto ricca; le azioni ripetitive che le Intelligenze Artificiali sono costrette a rivivere giorno dopo giorno vengono mostrate con una esemplare chiarezza; l'unico piccolo dettaglio che, secondo la mia opinione, potrebbe essere considerato come un punto a sfavore di questa miniserie è la continuità. La temporalità della serie televisiva crea non poche perplessità, in particolare nella seconda mezz'ora di “Westworld”: sicuramente una scelta stilistica per mostrare il mondo fittizio in contrasto con quello reale, ma tuttavia forse un po' troppo elaborata e forzata. 

Promossa a pieni voti dunque, la nuova serie diretta da Christopher Nolan e prodotta da J.J. Abrams si pone come un evento da non perdere. E quale miglior modo per rimanere in pari se non scaricando i nostri sottotitoli?

Auguro a tutti una buona visione, con la speranza che “Westworld” vi catturi così come ha fatto con me.

- Marziolin
Articolo scritto da Marziolin il 04/10/2016, 16:42.
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