Star
Star è una nuova serie tv di casa Fox e racconta le vicende di tre ragazze, legate dalla passione per la musica, che tentano di sfondare nel mondo dello spettacolo.
Questo musical drama è stato scritto da Lee Daniels e Tom Donaghy, il cui pilot era stato ordinato dalla Fox nell’agosto del 2015. Per gli appassionati del genere, il nome Lee Daniels suonerà familiare, infatti è il co-creatore della pluripremiata serie Empire.
La prima puntata è stata trasmessa dopo il fall finale di Empire, durante il quale ha avuto luogo il primo crossover tra le due serie. In una scena, Lucious Lyon incontra Roland Crane (aka Lenny Kravitz, aka padre di Alexandra, una delle protagoniste di Star) per affari, ma, con gran sorpresa di Crane, non è lì per scritturarlo ma per parlare di Alexandra e del gruppo che ha formato con altre due ragazze.
Addentrandoci di più nella trama, ma senza fare troppi spoilers, i temi trattati sono molteplici e appaiono subito chiare le problematiche che ogni personaggio è costretto a portarsi come bagaglio personale.
Star Davis (Jude Demorest), ragazza di 18 anni, scappa dalla famiglia adottiva per ritrovare la sorella e realizzare il sogno di diventare una cantante.
Alexandra Crane (Ryan Destiny), figlia di Roland Crane, conosce Star su instagram e decide di perseguire la strada della musica senza usare il nome del padre.
Simone Davis (Brittany O'Grady), sorella di Star, affidata ad un’altra famiglia dopo la morte della madre, vive nell’incubo delle violenze da parte di colui che dovrebbe essere il padre affidatario.



Ad Atlanta, queste tre ragazze si riuniscono sotto la custodia di Carlotta Brown (Queen Latifah) e iniziano il cammino verso la conquista dell’universo musicale, ma con non poche difficoltà e compromessi.
Ho fatto cenno più volte alle rilevanti tematiche introdotte senza mai entrare nello specifico, quindi è arrivato il momento di farlo e rendervi partecipi di questa nuova storia.
Il primo argomento introdotto è la famiglia sotto varie sfaccettature.
Il sistema dell’affidamento è un argomento cardine della serie che verrà sicuramente approfondito nel corso delle puntate, soprattutto dopo il mega cliffhanger con cui si conclude il primo episodio (non aggiungo altri spoilers).
Star e Simone, figlie della stessa madre, scomparsa prematuramente a causa della droga, sono state affidate a due famiglie diverse, ma che le hanno accolte per la stessa motivazione: i benefici burocratici che ne derivavano. Se la prima ha avuto il coraggio di scappare dalla casa in cui viveva perché trattata come una domestica, la seconda, se non fosse stato per Star, sarebbe ancora vittima delle violenze da parte del padre e di una madre che nasconde, con poca convinzione, di essere a conoscenza dei fatti.
Alexandra, nonostante abbia avuto un’esistenza più agiata e stabile, vive nell’ombra di un padre famoso ed egocentrico, sempre pronto a demotivarla se non ostacolarla per paura che anche la figlia possa oscurare la sua stella. Alex non si fa fermare da un genitore insicuro e narciso perciò rinuncia ai suoi agi e al suo cognome per perseguire il suo sogno con Star e Simone.
Tre storie diverse, ma con una base comune: credere nel proprio talento e nel coraggio di cambiare le proprie esistenze.
Nel quadro di questo tema, mi sento di inserire il personaggio di Carlotta Brown.
Queen Latifah interpreta tale personaggio come se le fosse stato cucito addosso, trasuda carisma, fermezza e sensibilità allo stesso tempo, la totale fisicità e quello che trasmette col corpo danno allo spettatore una descrizione istantanea del carattere di Carlotta. Proprietaria di un beauty center e cantante nel coro della chiesa, appare come una donna che ne ha affrontate tante senza mai perdere la gioia di vivere e ha una figlia che, con lo scorrere dei minuti, si scopre essere transessuale. Questo è un altro aspetto che mi ha colpito molto, soprattutto per come un tema così delicato sia stato introdotto con una semplicità e leggerezza sorprendenti (nel senso più positivo del termine). Per rendere più chiaro il concetto, riporto una battuta di Carlotta che lo descrive senza dover aggiungere altre parole: Vuoi essere una donna… Ok… Non ho nessun problema.
Per arrivare al punto, il personaggio di Carlotta, per come va ad interagire con le protagoniste, mi ha trasmesso l’ideale di mamma esemplare che insegna alle proprie figlie l’umiltà, la necessità di partire dal basso e lavorare sodo per arrivare a raggiungere l’apice delle proprie aspirazioni e, oltre a ciò, che non è il legame di sangue a fare una famiglia.


Un altro argomento introdotto è il razzismo, ma questa volta in una prospettiva diametralmente opposta a quella trattata nella maggior parte dei casi, cioè il razzismo da parte di una comunità di neri nei confronti dell’unica ragazza bianca, Star nello specifico. È stata una sorpresa veder trattare un’ulteriore faccia di questa piaga della società e di come le persone siano tutte uguali perché, purtroppo, questi sentimenti negativi sono più diffusi di quanto si pensi e non fanno distinzioni di genere e di razza per l’appunto.
Raggiunta una certa stabilità sotto il tetto di Carlotta, le tre ragazze iniziano a guardarsi intorno per trovare il modo di farsi conoscere e far ascoltare le loro voci a più persone possibili.
Il tema trattato in questo spezzone di puntata riguarda il prezzo di pagare per la notorietà.
L’utilizzo della figura del manager in rovina e uno strip club come ambientazione hanno palesato le difficoltà e i compromessi in cui le persone, sfortunatamente, possono incappare nel percorso verso il riconoscimento del proprio talento.
Il manager in questione, Jahil Rivera (Benjamin Bratt, noto anche per il ruolo di Jake Reilly in Private Practice), scopriamo essere stato manager anche di Carlotta e Mary, mamma di Star e Simone. Per motivi che ancora non ci sono stati esposti e che aumentano la curiosità nello spettatore, Carlotta lo minaccia con una pistola e lo avvisa di non provare più ad avvicinarsi alle ragazze. Cosa sarà mai successo?



Se devo essere sincera, non sono amante del genere musical drama, ma questo pilot mi ha appassionata e non poco.
Le storie raccontate, prima separatamente, si intrecciano in modo omogeneo e per nulla forzato dando alla trama uno sprint non indifferente.
L’episodio è stato molto piacevole suscitandomi una certa curiosità circa la storia delle ASS (aka Alexandra, Star, Simone, citazione presa dalla puntata).
Non ho trovato nessuna pausa morta nel corso dell’episodio, sono stati 45 minuti durante i quali la mia attenzione non è calata, anzi è cresciuta fino al colpo di grazia sferrato dal cliffhanger che in un episodio pilota non ti aspetti.
A parte qualche nome noto, le protagoniste sono al loro primo ruolo importante e per tale motivo mi sento di sferrare un’ulteriore lancia a favore di Star perché non servono sempre grandi nomi per fare un prodotto di qualità e, come ci insegna questa serie, bisogna partire dal basso per arrivare in alto.
A chi piace tale genere, sicuramente, non sfuggirà un prodotto simile, per chi è compulsivamente dipendente dalle serie TV so (spero) che un’occhiata la darà e per la restante fetta di telespettatori mi auguro che concederà una possibilità a questa neonata serie con un potenziale non indifferente.

Buona visione.
Articolo scritto da Stefi7 il 11/01/2017, 13:38.
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